Cura del Marimo

Per mantenere il Marimo in forma cambia l’acqua ogni 10 giorni circa. In un barattolo chiuso i nutrienti si esauriscono e la CO₂ della miscela frizzante si disperde; dopo una decina di giorni l’acqua tende a caricarsi di metaboliti e a perdere ossigeno. Cambiarla regolarmente mantiene pH, mineralità e carbonio nel range ideale senza stressare l’alga.
Clo’eT ti rassicura: saltare un cambio ogni tanto non è una tragedia, ma non deve diventare un’abitudine. Senza ricambio l’acqua si impoverisce di ossigeno e si carica di ammonio e batteri opportunisti. Il Marimo può ingiallire, comparire una patina mucosa e l’odore diventare sgradevole; se la situazione dura a lungo i filamenti marciscono dall’interno. Mantieni quindi il ritmo di 10 giorni per evitare stress inutili.
Usa una base semplice: acqua naturale in bottiglia (residuo fisso medio) oppure acqua di rubinetto se non è troppo dura. A ogni cambio prepara la miscela Clo’eT: ⅔ di quest’acqua + ⅓ di acqua frizzante: così fornisci minerali leggeri e il picco di CO₂ che serve al Marimo. Se l’acqua di casa è molto calcarea, diluiscila a metà con acqua osmotica. Evita invece l’acqua addolcita a scambio sodio e quella totalmente demineralizzata: sbilanciano pH e micro‑elementi.
La ricetta Clo’eT è semplice: ⅓ di acqua frizzante più ⅔ di naturale ad ogni cambio. Questa proporzione non è casuale: gli studi condotti da Clo’eT all’interno della Marimo Farm hanno dimostrato che fornisce il giusto picco di CO₂ senza alterare il pH. Così ricrei il livello di carbonio che il Marimo trova nel suo habitat all’alba. Più frizzante acidifica troppo
Sì, se la cartuccia è solo a carbone attivo: rimuove cloro e odori ma lascia i minerali utili al Marimo. Se invece la caraffa contiene resine “addolcenti” che scambiano sodio, l’acqua diventa ricca di Na⁺ e povera di calcio: ambiente poco salutare per l’alga.
Sì, ma non pura. L’acqua osmotica è quasi priva di sali: mescola metà osmotica e metà acqua naturale. Così il Marimo ottiene i minerali di base (calcio e magnesio) e il pH rimane stabile. Evita invece l’uscita “rimineralizzata al sodio” di alcuni impianti: è troppo salata per l’alga. → #osmosi-marimo per il Marimo? L’acqua osmotica è quasi priva di minerali: mescolane al massimo il 50 % con acqua naturale. In dose pura rischia pH instabile e carenza di micro‑elementi. Evita l’uscita “mineralizzata con sodio” dei sistemi a doppio rubinetto.
Se usi acqua di rubinetto clorata, sì: lasciala in un contenitore aperto per 12‑24 h finché il cloro evapora. Con acqua in bottiglia o con la miscela frizzante‑naturale non serve. Questa piccola attesa rende l’acqua più sicura per il Marimo
Oltre 25 °C la fotosintesi del Marimo rallenta; sopra 28 °C per più di 48 h i filamenti iniziano a disgregarsi. Tienilo tra 4 °C e 22‑23 °C. Se l’ambiente supera i 26 °C, sposta il barattolo in frigorifero (vano verdure), come Clo’eT consiglia da oltre un decennio.
Nel frigo (4-8 °C) il Marimo entra nella sua “quiescenza invernale”: metabolismo lento e zero rischio di surriscaldamento. Clo’eT design® è stata la prima in Italia a suggerire questa pratica e, nel corso degli anni, ha permesso di salvare centinaia di migliaia di Marimo domestici. Lasciarlo invece a 30 °C sul tavolo significa esporre i filamenti a un graduale “lesso” estivo. Sposta il barattolo in frigorifero alla temperatura corretta e goditi un Marimo sempre sano.
Sotto 4 °C il Marimo va in quiescenza profonda; sotto 0 °C l’acqua può gelare e rompere i filamenti. Una stanza che scende a 5‑6 °C non è pericolosa, ma evita brinate dirette o ghiaccio.
Il Marimo sopporta bene anche la penombra, perché in natura vive sul fondale. Se però vuoi vederlo crescere compatto e “danzare”, offrigli 8‑10 ore di luce diffusa. Una mensola vicino a una finestra luminosa (mai sole diretto) o un LED bianco neutro da 5‑7 W a 30 cm è più che sufficiente. Se la casa resta chiusa e buia per qualche giorno, niente panico: il Marimo entra in leggero riposo e riparte appena ritrova luce. Evita invece esposizioni oltre 12 ore, che possono favorire alghe concorrenti.
Il Marimo ama una luce fredda (5 000‑6 500 K), simile a quella di un cielo nuvoloso. Un LED bianco neutro è perfetto; evita spot caldi (3 000 K) che ingialliscono i filamenti. Se usi luce solare indiretta, filtra con una tenda leggera per diffondere i raggi e tenere bassa la temperatura.
La “danza” nasce da micro‑bolle di ossigeno che si formano sulla superficie del Marimo quando fa fotosintesi; le bolle lo fanno salire e scendere lentamente. Se il tuo resta fermo: 1. Dai 8‑10 h di luce diffusa per stimolare la fotosintesi. 2. Cambia l’acqua con la miscela frizzante: serve CO₂ fresca. 3. Strizza delicatamente la sfera sotto acqua fresca: può esserci una bolla d’aria interna che blocca il galleggiamento. 4. Appoggia il barattolo su una superficie stabile: vibrazioni o urti (lavastoviglie, stereo, sportelli) fanno scoppiare le bolle esterne prima che si accumulino. Segui questi passi e il Marimo tornerà a muoversi entro 24‑48 h.
Le piccole bolle di ossigeno che vedi attaccate al manto indicano fotosintesi attiva: la luce sta dando energia al Marimo. Se le bolle aumentano, la sfera può salire verso la superficie per qualche ora; è del tutto naturale e segno di vitalità.
Con le giuste condizioni (cambio d’acqua ogni 10 giorni, luce diffusa 8‑10 h, temperatura sotto 23 °C e la miscela ⅔ naturale + ⅓ frizzante) il Marimo cresce in media 2‑3 mm di diametro all’anno. Clo’eT ha misurato esemplari che, con questa routine costante, hanno raggiunto 4 mm di crescita annua. Se la luce è scarsa o l’acqua resta stagnante la crescita può scendere sotto 1 mm: niente panico, basta ripristinare le buone abitudini perché il ritmo torni normale.
Un leggero appiattimento è normale se il Marimo resta a lungo sul fondo; basta strizzarlo e farlo rotolare tra le mani per ridargli forma. Se invece si apre in due o più pezzi è segno che le cure di base non sono state rispettate (troppo caldo, acqua vecchia, luce diretta). Cambia subito l’acqua, abbassa la temperatura e ricompatta delicatamente i frammenti; se fanno fatica a stare uniti, Clo’eT consiglia la legatura soft: un giro di filo di cotone o lenza sottile per alcuni mesi finché i filamenti ricrescono. Se la polpa interna è già marcia, però, il recupero non è garantito.
Tre cause comuni: luce insufficiente (poca fotosintesi → poche bolle), acqua vecchia povera di CO₂, bolle d’aria intrappolate che spingono verso il basso. Prova a cambiare l’acqua con la miscela frizzante consigliata da Clo’eT (⅓ frizzante + ⅔ naturale), aumenta la luce diffusa e strizza il Marimo per eliminare l’aria. Di solito torna a galleggiare entro 24‑48 h.
L’odore di uovo marcio compare quando l’acqua ristagna: si abbassa l’ossigeno e proliferano batteri e muffe (spesso favoriti da tappi in sughero umido). È un segnale d’allarme che indica di intervenire subito. Clo’eT ha raccolto i rimedi passo‑passo in un articolo dedicato sul blog: troverai come pulire il barattolo, quale miscela d’acqua usare e come prevenire di nuovo il cattivo odore.
Macchie gialle compaiono se il Marimo riceve troppa luce diretta o se l’acqua è povera di nutrienti; macchie marroni indicano accumulo di sedimento o avvio di marcescenza interna. Sono tutti segnali di stress legati a luce, acqua o pulizia inadeguate. Il rimedio consiste nel potare la parte danneggiata e ripristinare la routine corretta di luce e cambi d’acqua: trovi l’intero procedimento passo‑passo nell’articolo dedicato sul blog Clo’eT.
Qualunque barattolo in vetro o PET trasparente (da 400 ml in su) va benissimo: fa passare la luce e si pulisce con facilità. Chiudilo con un tappo inerte, meglio in alluminio anodizzato o plastica alimentare, che non assorbono umidità e mantengono l’acqua stabile. Evita il sughero: può danneggiare la salute del Marimo. Vuoi capire perché? → leggi la FAQ successiva.
Il sughero assorbe condensa e, restando umido, diventa un terreno ideale per muffe. Le spore cadono nell’acqua, alterano la qualità e stressano i filamenti. Un tappo in alluminio anodizzato o in plastica alimentare è inerte, non assorbe umidità e mantiene l’ecosistema stabile.
Meglio evitarlo. I pesci sono curiosi e tendono a morsicare i filamenti, danneggiando la sfera e rischiando di ingerirla. Inoltre le temperature ideali per molti pesci d’acqua dolce superano i 24 °C, limite oltre il quale il Marimo soffre. Per mantenerlo sano e compatto, tienilo in un barattolo dedicato, senza pesci.
Calcola almeno 350 ml d’acqua per ogni Marimo di 2,5 cm di diametro: offre spazio per la “danza”, ricambio d’ossigeno e luce su tutti i lati. Se aggiungi troppi Marimo nello stesso vaso, l’acqua si impoverisce più in fretta, cresce il sedimento e la luce raggiunge a fatica quelli al centro: risultano forme appiattite e macchie marroni. Se vuoi creare una colonia numerosa, passa a un contenitore più grande con pareti ampie e mantieni i cambi d’acqua regolari con la miscela frizzante Clo’eT.
Sì, una leggera strizzata sotto acqua fresca ogni 2‑3 settimane rimuove sedimento interno e fa uscire bolle d’aria. Clo’eT consiglia di farlo in acqua a 15‑18 °C, poi far rotolare la sfera tra le mani per ridarle forma. Non serve torcere forte: basta comprimere come una spugna morbida.
Un Marimo sofferente manda segnali chiari: macchie marroni, gialle o bianche, colore verde spento, odore sulfureo, forma che non regge nonostante la rotolazione e filamenti che si staccano facilmente. Se ne noti qualcuno, cambia subito l’acqua con la miscela frizzante Clo’eT, abbassa la temperatura ed evita luce diretta. Per capire in dettaglio lo stadio di salute e i passi di recupero, consulta l’approfondimento sul blog Clo’eT: Stato di salute del Marimo.
La storia narra di due innamorati dell’antico popolo Ainu che, per restare insieme contro la volontà delle famiglie, si gettarono nel lago Akan e i loro cuori si trasformarono in Marimo. Da allora la sfera verde è simbolo di amore eterno e fortuna.
Al collo la sfera resta a 36 °C, oltre il limite di sopportazione (25 °C). Il calore costante “cuoce” i filamenti e, in poche ore, avvia la marcescenza. Portare un essere vivente come gioiello è quindi un maltrattamento: Clo’eT sconsiglia fermamente la collana Marimo.
Togli delicatamente i fili verdi con una pinzetta e strizza il Marimo in acqua fresca per sciacquare le spore. Riduci la luce a 6‑8 h al giorno e cambia l’acqua ogni 7 giorni con la miscela frizzante Clo’eT. Dopo 2‑3 settimane la sfera torna pulita.
Non aspettare che la sfera tocchi le pareti: usa la regola diametro Marimo ≤ ⅓ del diametro del barattolo. Se il tuo Marimo è largo 3 cm, meglio un vaso di almeno 9–10 cm di diametro. Così l’acqua circola, la luce raggiunge ogni lato e puoi farlo rotolare senza fatica. In un contenitore troppo stretto l’interno resta in ombra, si accumula sedimento e compaiono macchie scure. Passare prima al barattolo successivo evita questi problemi e mantiene la forma compatta. Sul nostro sito trovi il kit del trasloco marimo.
Colore verde spento, macchie gialle o marroni, consistenza molle al tatto e odore sulfureo sono campanelli d’allarme. Anche una forma che non torna rotonda dopo la rotolazione indica debolezza. Se noti questi sintomi, rivedi luce, temperatura e cambi d’acqua; trovi la checklist completa sul blog Clo’eT.
Sì, se usi un LED bianco neutro (5 000–6 500 K) per 8‑10 ore al giorno. Posiziona la lampada a 25‑30 cm per evitare surriscaldamento e abbassa il fotoperiodo a 6 ore in estate se la stanza diventa calda. Luce artificiale costante è spesso più stabile della finestra con sole variabile.
Sì, se viaggia in un barattolo chiuso e senza acqua. Quando arriva, apri la confezione ed estrailo con mani pulite. Riempi il barattolo con acqua fresca e pulita (se vuoi coccolarlo: ⅔ acqua naturale e ⅓ frizzante), poi inserisci delicatamente il Marimo. 
Chiudi il tappo e posizionalo in un luogo luminoso ma senza sole diretto. Se il Marimo è un regalo non immediato, puoi conservarlo in frigorifero, nella sua scatola regalo chiusa, al buio e senza acqua. 
Grazie all’umidità presente nel barattolo, alla temperatura bassa e all’assenza di luce, il Marimo rallenta il suo metabolismo e resta “in pausa”, senza soffrire. 
Sconsigliamo di tenerlo all’aperto: in un barattolo l’ambiente esterno è troppo variabile — sole diretto, vento, pioggia e sbalzi termici (oltre 25 °C o sotto 4 °C) stressano il Marimo. In casa, invece, puoi garantire luce diffusa, temperatura stabile e cambi d’acqua regolari, condizioni ideali per il suo benessere.
Sì, il Marimo può viaggiare in aereo senza problemi. Prima del volo, svuota l’acqua dal barattolo e strizza delicatamente la sfera: l’umidità residua e il vapore proteggono l’alga. Al termine del viaggio, reintegra l’acqua con la miscela frizzante consigliata da Clo’eT. Ricorda di rispettare le norme sui liquidi in cabina e di dichiarare il barattolo alle autorità doganali, informandoti preventivamente sulle normative fitosanitarie del paese di destinazione. I Marimo Clo’eT sono forniti di passaporto europeo per le piante, un documento ufficiale che ne attesta l’origine e la conformità.
Non è consigliabile: inserire cubetti di ghiaccio provoca sbalzi termici improvvisi che stressano i filamenti e abbassano drasticamente il pH. Meglio affidarsi al frigorifero a 4–8 °C per un raffreddamento graduale e stabile. Quando l’acqua supera i 26 °C, sposta semplicemente il barattolo in frigo per proteggere il tuo Marimo dal caldo.
Sì, il Marimo reagisce a luce e temperatura: in inverno la crescita rallenta e il verde diventa più scuro, mentre in estate la fotosintesi attiva la sfera rendendola più vivace e compatta. Le fluttuazioni stagionali sono naturali: mantieni luce diffusa 8-10 h e temperatura sotto 23 °C per ridurre gli sbalzi visivi.
Sì, alcune piante galleggianti come le lenticchie d’acqua possono coesistere con il Marimo: offrono ombra riducendo le alghe indesiderate ma competono per nutrienti. Non coprire più del 30% della superficie e cambia l’acqua con la miscela frizzante Clo’eT per evitare squilibri.
• In inverno o in ambienti freschi: cambia l’acqua con la miscela Clo’eT, strizza leggermente la sfera e chiudi il tappo, riponendolo in una zona con luce ridotta. • In periodi caldi (>25 °C): dopo il cambio d’acqua, posiziona il barattolo in frigo (4–8 °C). Al rientro, rinnova il cambio e ripristina luce diffusa e temperatura controllata.
Nell’habitat naturale del Marimo — i fondali poco profondi di laghi come l’Akan, in Giappone — i batteri decomponendo foglie e detriti rilasciano anidride carbonica nell’acqua durante la notte. All’alba la concentrazione di CO₂ raggiunge il picco e l’alga ne approfitta subito per una fotosintesi vigorosa. Miscelare ⅓ di acqua frizzante con ⅔ di acqua naturale a ogni cambio (circa ogni dieci giorni) ricrea nel barattolo quello stesso “picco mattutino” di concentrazione di carbonio, passaggio cruciale di cui il Marimo ha bisogno necessario per crescere compatto, produrre ossigeno e mantenersi in salute. Per questo, da Clo’eT raccomandiamo l’aggiunta di acqua frizzante. Sostenere il contrario — cioè che l’utilizzo dell’acqua frizzante danneggi il Marimo— non trova riscontro nelle evidenze scientifiche.
Nell’habitat naturale del Marimo la temperatura dell’acqua varia da 3 °C in inverno a 22 °C nei mesi più caldi. Studi di fotoinibizione indicano che l’attività fotosintetica cala già a 25 °C e che, oltre 28 °C per più di 48 h, i filamenti iniziano a disgregarsi. In casa, durante l’estate, l’aria può raggiungere 28–30 °C; in meno di un giorno anche l’acqua di un barattolo da 400 ml si porta quasi a quei valori. Effetto diretto: il tessuto del Marimo si ammorbidisce, perde compattezza e la sfera si deforma. Effetto indiretto: l’acqua calda trattiene meno ossigeno e favorisce i batteri; possono comparire muffe e cattivi odori. Per questi motivi Clo’eT, da anni, consiglia di spostare il Marimo in frigorifero nei periodi di caldo intenso (4–8 °C, vano verdure). Questo semplice accorgimento ha già salvato centinaia di migliaia di esemplari: le vostre testimonianze lo confermano. Sostenere il contrario — cioè che il frigorifero lo danneggi — non trova alcun riscontro nelle evidenze scientifiche.


Il frigorifero replica la pausa metabolica che il Marimo vive sul fondale invernale del lago: quando luce e temperatura scendono, l’alga entra in quiescenza, rallentando fotosintesi e metabolismo come una pianta in dormienza. Scorte di energia Nei mesi luminosi accumula amido nei cloroplasti; in quiescenza lo consuma lentamente, senza produrre nuovi zuccheri. Respirazione ridotta Il freddo abbassa il fabbisogno di ossigeno e, a 4–8 °C, l’acqua ne contiene di più: quanto basta per le necessità minime dell’alga. Sostenere dunque che il frigorifero lo danneggi significa ignorare la sua fisiologia: il buio e il freddo controllati non lo indeboliscono, anzi riproducono il suo inverno naturale e lo proteggono d’estate dal vero pericolo: il caldo prolungato.


Il sughero, benché “naturale”, è il materiale meno adatto come tappo per il Marimo. Essendo di origine vegetale assorbe la condensa che si forma nel barattolo e, restando costantemente umido, diventa un terreno ideale per muffe. I miceli che si sviluppano rilasciano spore e metaboliti nell’acqua, alterandone la qualità e stressando i filamenti dell’alga. Il problema è subdolo: le colonie fungine nascono a livello microscopico, invisibili per settimane. Finché non compaiono odori sgradevoli o chiazze brune sul Marimo, molti non se ne accorgono — ed è qui che l’idea del “tappo naturale e traspirante” diventa fuorviante.
Col tempo le muffe possono rivestire l’interno del tappo, contaminare l’acqua e far ingiallire o sfaldare la sfera. Al contrario un tappo in alluminio, plastica alimentare o vetro — materiali inerti e impermeabili — elimina alla radice questo rischio e mantiene l’ecosistema stabile. Sostenere il contrario — cioè che il tappo in sughero sia la scelta migliore — non ha fondamento né nella microbiologia di un sistema chiuso né nell’esperienza pratica di allevamento a lungo termine.


Gli addolcitori domestici sostituiscono calcio e magnesio con sodio: l’acqua diventa “morbida” ma ricca di Na⁺, povera di minerali utili e con pH meno stabile. Risultato: ambiente innaturale che, a lungo andare, stressa i filamenti del Marimo. Meglio usare acqua naturale non addolcita (o leggermente diluita con osmotica se molto Gli addolcitori di Acqua per il Marimo sono per lo più un prodotto marketing: non servono e, alla lunga, possono creare più problemi che benefici.
Il Marimo è un’alga d’acqua fredda: oltre i 25 °C rallenta la fotosintesi e inizia a deteriorarsi. Una collana che resta a contatto con il corpo dove la temperatura è in media 36 °C è un un ambiente che, in poche ore, porta l’organismo a sofferenza irreversibile. Vendere un essere vivente come un ciondolo non è solo anti-scientifico, è contrario alla nostra idea di cura e rispetto. Per questo, da Clo’eT, rifiutiamo qualsiasi proposta di “Marimo da indossare” e invitiamo chi ama davvero questa alga a custodirla in un habitat domestico sicuro, non appesa al collo.